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Arte&Filosofia: Uomo/Natura nella "Genesi" di Salgado

  • Immagine del redattore: The Editorial Office
    The Editorial Office
  • 22 feb 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

L’uomo tra Physis e Téchne L’armonia nella “Genesi” di Salgado e il conflitto tra uomo e natura nell’età della Tecnica.



Genesi è una lettera d'amore alla terra scritta con la macchina fotografica ". Così il fotografo brasiliano Sebastião Salgado definisce uno dei suoi progetti più importanti. Genesi è un viaggio fotografico che mostra quei luoghi ancora incontaminati della terra in cui la natura si mostra in tutta la sua maestosità e purezza, in cui le popolazioni (come alcune tribù nomadi) non sono state influenzate dall’opera di civilizzazione e vivono in completa armonia con l’ambiente che le circonda. Le oltre duecento fotografie viaggiano attraverso i cinque continenti: dalle foreste dell’Amazzonia ai deserti dell’Africa, dai paesaggi dell’Indonesia e della Nuova Guinea, fino ai ghiacciai dell’Antartide e alle gelide pianure incontaminate della Siberia. Queste fotografie oltre a documentare il viaggio compiuto dall’autore (da sempre interessato a problematiche di forte impatto sociale) testimoniano la presenza di luoghi in cui è ancora possibile percepire la sottile armonia che unisce l’uomo e la natura, la pura bellezza che circonda il pianeta in cui viviamo. Lo sguardo appassionato di “Genesi” ci mostra la terra come magnifica risorsa da contemplare ed amare, la bellezza di un patrimonio unico e prezioso. Osservando la magnificenza dei luoghi che queste fotografie ci mostrano, lo spettatore che vive nella società odierna si ritrova in un certo senso spiazzato: come è possibile che al giorno d’oggi esistano ancora simili “oasi incontaminate”? Luoghi in cui alcuni uomini riescono ancora a vivere in totale armonia con la natura? Un tempo questo era possibile, oggigiorno con l’avanzare del progresso e della tecnica la sopraffazione dell’uomo nei confronti dell’ambiente sta giungendo al culmine e l’armonia sembra irreversibilmente spezzata. Ma come è stato possibile arrivare a questo “punto di non ritorno”? Uno dei modi in cui è stata definita l’epoca attuale è “Età della tecnica”. Numerosi autori e filosofi hanno riflettuto riguardo a tale tema; tra questi emerge la figura del filosofo Emanuele Severino. L’autore bresciano

definisce l’umanità della tecnica come “la morte dell’uomo”, ritenendo che il dominio tecnologico stia plasmando la civiltà occidentale, da sempre pervasa da una volontà di potenza e di superamento. Scrive Severino nel saggio “La tendenza fondamentale del nostro tempo”: «Gli strumenti di cui l’uomo dispone hanno la tendenza a trasformare la propria natura. Da mezzi tendono a diventare scopi. Oggi questo fenomeno ha raggiunto la sua forma più radicale. L’insieme degli strumenti delle società avanzate diventa lo scopo fondamentale di queste società. Nel senso che esse mirano soprattutto ad accrescere la potenza dei propri strumenti». La Tecnica, da iniziale strumento dell’uomo usato per raggiungere determinati fini, si sta trasformando in fine stesso e l’uomo, inizialmente soggetto, sta diventando il mezzo di questo inarrestabile processo: il potere per il potere, la volontà di potenza senza limiti. Non esiste alcun limite che la Tecnica non possa oltrepassare, essa non conosce freni. Come si configura questo processo tecnologico nel rapporto tra uomo e natura? Nella tradizione mitologica greca ‘Physis’ personificava la Natura (intesa nel senso più ampio), mentre la ‘Téchne’ era l'Arte, la Tecnica, l'abilità manuale che estrinsecava qualunque opera dell'ingegno umano. Forse però nell'antichità poca attenzione era posta sul conflitto che può instaurarsi tra l'ambiente ed attività produttive, le quali soprattutto negli ultimi due secoli stanno portando danni irreversibili al pianeta in cui viviamo. Nella scienza antica la verità sottostava a determinate leggi oggettive ed inviolabili della natura: l’uomo non si opponeva ad essa cercando una prevaricazione ma cercava di studiarla e comprenderla attraversodiscipline come la matematica, la geometria, la filosofia e le scienze naturali. Nell’età moderna e con l’avanzare del processo storico lo studio si è gradualmente spostato da un punto di vista oggettivo sull’universo e sulla natura ad un punto di vista soggettivo: dallo studiare la natura sentendosi un tutt’uno con essa l’uomo ha cercato di plasmare una realtà naturale conforme alle proprie esigenze e ai propri modelli, prevaricandola e cercando il dominio su di essa. Nell’epoca contemporanea questo dominio ha raggiunto il suo apice: la sopraffazione è stata raggiunta non solo da parte dell’uomo nei confronti della natura, ma anche dell’uomo nei confronti di se medesimo. Da una concezione panteistica che unisce l’essere umano alla natura e la natura nella sua totalità al divino, si passa ad un’epoca di lacerazione ed opposizione. Possiamo pensare alla sostanziale unità del Tutto richiamandoci al filosofo Baruch Spinoza: egli non concepisce Dio come un’entità trascendentaleche crea un mondo fuori di sé, quanto invece come causa immanente del mondo. Vi è per Spinoza un’unica sostanza: la natura pur dipendendo da Dio non è separata da esso. Dal “Deus sive natura” spinoziano siamo passati gradualmente ad una concezione in cui l’unico Dio diventa il potere: un “Dio della téchne”, potremmo definirlo. La Tecnica predomina, conquista il potere assoluto e sovrasta l’uomo. Qui emerge il carattere ambivalente della Tecnica: da strumento che “serve” all’uomo l’agire tecnico assoggetta l’uomo, è l’uomo stesso a diventare schiavo del processo a cui ha dato inizio. Quanto più questo processo acquista efficacia, tanto più la disumanizzazione rischia di diventare totale ed incontrollabile. Ecco come la Tecnica sta portando gradualmente (e nell’ultimo secolo con una sorprendente e preoccupante velocità) ad un processo nichilistico: l’uomo sta distruggendo se stesso, la propria essenza e la natura che lo circonda. Si sente scisso da essa e in grado di assumerne il predominio assoluto. L’aspetto più inquietante della questione è che questo processo ha assunto dimensioni talmente enormi da sovrastare l’uomo stesso, configurandosi come qualcosa di pressoché irreversibile. In questo scenario sorge spontaneo domandarsi: il declino a cui sta portando il processo tecnologico è davvero inarrestabile o vi è la possibilità per l’essere umano di fare un passo indietro recuperando il proprio rapporto con la natura e con se stesso, in vista di una riconciliazione? Può l’uomo riprendere il controllo sul processo a cui egli stesso ha dato inizio? Osservando le fotografie di “Genesi” sembra ancora possibile intravedere una luce: esse comunicano la necessità di salvaguardare l’ambiente, di cambiare il nostro stile di vita in vista di una nuova armonia.


© Claudia Spinato

Articolo scritto per il Workshop Editoria e Filosofia, 2016.

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